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Tra fantascienza e induismo:

 

cosa significa davvero “Avatar”

 

 

 


di Marco Restelli

TuttI noi, frequentatori della Rete, sappiamo cosa si intende oggi con questa parola nella realtà virtuale: l’avatar in sostanza è il nostro alter-ego, la nostra “incarnazione” nei forum e nei giochi di ruolo on-line (in particolare nel mondo del fantasy, dove a volte conserva il significato originale di “manifestazione di una divinità”).
Probabilmente però non tutti sanno da dove provengano tali significati:
nell’antica lingua sanscrita questa parola (अवतार) significa letteralmente “discesa” (di una divinità dal cielo sulla terra) ma più spesso si traduce appunto come “incarnazione”, “apparizione” o “manifestaz ione” di una divinità.

Il concetto di “avatar” è di notevole importanza nell’induismo, in particolare nel culto del dio Vishnu, che conta ben dieci avatar. Fra questi, il più celebre, il più venerato (e ispiratore di una vastissima letteratura) è il dio Krishna che viene tradizionalmente raffigurato con la pelle azzurra: guarda caso, il colore della pelle degli avatar nel film di Cameron.

Secondo l’induismo, Vishnu seglie di incarnarsi in un avatar, manifestandosi così fra gli uomini, non per capriccio ma per necessità: l’avatar scende sulla terra per ristabilire il bene e  la giustizia quando questa è minacciata dall’uomo stesso. Vishnu lo spiega, per bocca del suo avatar Krishna, in uno dei testi filosofici fondamentali dell’induismo, il Canto del Beato o Bhagavad Gita (IV, 7-8). Continuando nel nostro gioco dei paralleli fra l’induismo e il film di Cameron, non si può non notare che questa è, in un certo senso, la stessa cosa che fa l’avatar del soldato-eroe nel film di Cameron: “scende” nel mondo di Pandora abitato dagli azzurri Na’Vi e finisce per unirsi a loro per difendere la giustizia minacciata dai terrestri.

Tornando al concetto di avatar nell’induismo, come dicevo Vishnu conta ben dieci avatar (parola che in sanscrito si scrive avatara, con la “a” finale, che nella hindi moderna non si pronuncia). Sono:
1) Matsya, il Pesce, che salva dal Diluvio il primo uomo, Manu.
2) Kurma, la Tartaruga, coinvolta nel mito del frullamento dell’oceano di latte primordiale
3) Varaha, il Cinghiale, che salva la Terra sprofondata nell’oceano
4) Narasimha, l’Uomo-Leone, che uccide un malvagio
5) Vamana, il Nano, che ritrasformandosi in Vishnu misura con tre passi tutto il Creato, sottraendolo così al Male
6) Parashurama, “Rama con la scure”, che stermina i guerrieri diventati troppo arroganti
7) Rama, divinità in forma umana, fra le principali dell’induismo, le cui gesta si raccontano nel poema epico Ramayana
8) Krishna, anch’egli in forma umana, divinità di grande spessore filosofico e immensa fortuna letteraria
9) Buddha, la cui figura è stata assorbita e rielaborata dall’induismo (che ne fa altro…)
10) Kalkin, l’avatar dell’Era futura, che giungerà fra gli uomini alla fine dell’attuale Era di decadenza.

Alcuni studiosi hanno notato che questa “scaletta” delle dieci manifestazioni di Vishnu sulla Terra nelle diverse Ere ripercorre in un certo senso la storia dell’Evoluzione sulla Terra, con la vita che inizia dall’acqua (il Pesce) procede attraverso forme di vita animale via via più complesse per arrivare infine all’uomo.
Ma ora smetto, gente, perché potrei continuare a parlare di questi argomenti fino allo sfinimento….:-) Il mio intento era quello di scavare, per una volta, sotto una parola d’uso comune come avatar, per dissotterrarne alcuni significati arcani, e mostrare come a volte parliamo sanscrito senza saperlo. Magari la prossima volta vi racconterò del punch (è sanscrito, certo, pensavate che fosse inglese?). O delle divinità hindu e buddhiste che ispirano i romanzi di fantascienza… Alla prossima!

 

Fonte: milleorienti.wordpress.com

 

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