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L'UNIVERSO QUANTICO E..

 

LA "DARK ENERGY"

 

di Massimo Fratini

 

La costante cosmologica introdotta da Einstein, per spiegare come mai l'Universo non subisca un collasso gravitazionale e recentemente ritornata in auge con il nome di Dark Energy: una forma sconosciuta di energia repulsiva che occorre assumere nel modello per rendere conto dell'accelerazione dell'Universo.

 

L’Universo, il nostro Mondo ed i nostri corpi sono composti e attraversati da un campo unificato di energia, identificato con i nomi più svariati: “L’ologramma quantico”, “La mente di Dio”, “La mente della natura”, “La Matrix”.

  L’immagine in alto rappresenta i risultati di una simulazione realizzata con GADGET2, ultima versione del programma di simulazione (GAlaxies with Dark matter and Gas intEracT). Le immagini sono il risultato quindi di un cospicuo “esperimento” computazionale che è stato battezzato Millennium Run, una simulazione che ha calcolato la traiettoria di più di 10 miliardi di “particelle” per visualizzare l’evoluzione della distribuzione della massa in un cubo di 2 miliardi di anni luce di lato, ricreando nascita e morte di circa 20 milioni di galassie, con le loro collisioni e i buchi neri e le quasar che a volte ne risultano. La simulazione ha richiesto più di un mese di calcolo, occupando 25 Tbytes di memoria presso Supercomputing Centre della Max Planck Society a Garching. Una di queste immagini è stata mostrata e commentata dal sottoscritto e da Adriano Forgione nel suo intervento durante il convegno "Universo Quantico". Queste immagini sono la dimostrazione che l'Universo e un grande Organismo vivente, composto da "filamenti" o reticoli molto simili alla rete neurale del nostro cervello. Infatti se osserviamo attentamente le immagini che vi propongo sotto nell'articolo  "Superammasso di galassie", si possono osservare dei misteriosi "filamenti" che sono paragonabili agli stessi filamenti sinaptici di collegamento dei nostri Neuroni. Questa e la dimostrazione che l'Universo è composto da una Matrice, la famosa Mater o Matrice Divina.  Lo scienziato americano, Peter J. Lu, fisico dell’Università di Harvard, sostiene che le stelle poligonali geometriche dell’architettura islamica medievale, rispecchiano moduli matematici e che mettendole una accanto all’altra “le linee" si connettono per formare una rete continua per l’intero piastrellato, una rete molto simile alla rete neuronale e che sembra esprimere appunto, la struttura della “Matrix ” della creazione. Le ricerche condotte da Peter Lu, lo hanno indotto a ritenere che gli artisti islamici avessero elementi concettuali che anticipano di circa 500 anni le scoperte della fisica dei quanti. Nel 1989 già il fisico Roger Penrose affermò che la mente umana e la coscienza seguono modelli matematici tipici della fisica quantistica, “una visione che oggi molti fisici stanno sposando e che correla la coscienza alla struttura più sottile dell’universo, ad una sorta di reticolo energetico le cui maglie assomiglierebbero ad un reticolo cristallino, su cui tutta la creazione si dipana”. Tutto questo si ricollega alla teoria del fisico David Bohm, secondo il quale nell’Universo si possono riscontrare due ordini di realtà, uno esplicito e visibile, l’altro implicito che costituisce l’essenza di quanto vediamo e che viene rappresentato come un reticolo di natura energetica “contenente un enorme oceano di energia”, appunto denominato Dark Energy o Energia del Punto Zero.

                                                                                                                                                                     Massimo F.

 

 

Superammasso di galassie

 

Le immagini rappresentano l’evoluzione di una fetta di universo larga 93,75 Mpc/h, alta 62,50 Mpc/h e profonda 15 Mpc/h (Mpc sta per megaparsec 1Mpc= 3260000 anni luce circa, h è la costante di Hubble, cioè il fattore - dell'ordine delle unità - di accelerazione dell'espansione dell'Universo in base al quale sono calcolate le distanze cosmiche). Nelle immagini i punti che appaiono più luminosi sono galassie, ammassi di galassie e ammassi di ammassi di galassie, detti superammassi.
Le galassie, infatti, non solo si raccolgono in
ammassi , ma questi ammassi si raggruppano a loro volta in ammassi di ammassi, o super ammassi. La scoperta risale un’indagine su un settore della volta celeste con un campione di circa 1 100 galassie realizzata nel 1985, durante la quale un gruppo di astronomi dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics si accorsero che, contrariamente alle loro previsioni, le galassie si organizzavano in pareti, a formare cosmiche "bolle" attorno a immensi spazi vuoti.Sondaggi successivi come il 2dFGRS (Two degrees Field Galaxy Redshfit Survey) hanno ampiamente confermato questo risultato e hanno portato a visualizzare varie strutture e a definire la posizione della nostra galassia nel Gruppo Locale come parte di una catena chiamata Superammasso Locale che ha il suo centro nell'Ammasso della Vergine. A sua volta il Superammasso Locale è collegato ad altre simili strutture in una sorta di rete cosmica (cosmic web).
Le immagini visualizzano l’evoluzione della distribuzione di densità degli ammassi, e non della loro emissione luminosa. Gli ammassi di galassie, che si formano nelle intersezioni dei filamenti lungo i quali si concentra la materia che forma l'universo, contengono del gas estremamente caldo, ma quella visualizzata dalla figura è la densità di materia oscura e non del gas responsabile dell'emissione luminosa.
Lo scenario cosmologico che soggiace ai calcoli che hanno prodotto l'immagine è il cosiddetto LCDM, una delle ultime versioni del modello che postula il Big Bang. "CDM" sta per Cold Dark Matter, la materia fredda e non osservabile come radiazione elettromagnetica che costituirebbe un terzo del contenuto di energia dell'Universo. Questa materia è chiamata oscura perché non intergisce con la radiazione luminosa. "L" sta invece per Lambda, la costante cosmologica introdotta da Einstein per spiegare come mai l'Universo non subisca un collasso gravitazionale e recentemente ritornata in auge con il nome di Dark Energy: una forma sconosciuta di energia repulsiva che occorre assumere nel modello per rendere conto dell'accelerazione dell'Universo. Le immagini mostrano come il gas si disponga addensandosi lungo strutture filamentari la cui formazione è il risultato dell'attrazione gravitazionale. Le zone di maggior densità sono rappresentate con colori chiari.
L’immagine principale presenta il superammasso nello stato attuale dell’Universo. Tre delle immagini secondarie risalgono a redshift superiori, cioè alle condizioni in cui si trovano le galassie più lontane (e più antiche, perché la luce che vediamo oggi risale a epoche più remote) che, secondo la teoria dell’espansione dell’Universo su cui si basa lo scenario LCDM, si stanno allontanando a una velocità superiore (per redshift si intende infatti lo spostamento verso il rosso dello spettro della radiazione luminosa che è precisamente l'indicazione dell'accelerazione di questo allontanamento, che secondo la teoria di Hubble è proporzionale alla distanza). Una quarta immagine associata inquadra una fetta di Universo di 375 Mpc/h di base.

Simulazione di idrodinamica a particelle lisce (SPH)

L’immagine presenta i risultati di una simulazione realizzata con GADGET2, ultima versione del programma di simulazione GADGET (GAlaxies with Dark matter and Gas intEracT), programma di pubblico dominio scritto da Volker Springel al Max Planck Institute for Astrophisics e specificamente progettato per simulare processi che si svolgono su scala cosmologica.
GADGET calcola i rapporti tra le forze gravitazionali in gioco con un modello cosiddetto a n-body/SPH, dove SPH sta per Smoothed Particle Hydrodynamics. La SPH, sviluppata negli anni 80-90 per la simulazione di processi astrofisici e recentemente proposta anche per trattare problemi di termofluidodinamica, è una tecnica di simulazione che rende discreto il materiale continuo, considerandolo composto da particelle “lisce”, "smussate" (smoothed). Nella simulazione, le particelle si muovono, ognuna con la sua storia, lungo la loro traiettoria classica, ubbidendo però a vincoli di continuità e di equilibrio idrodinamico. L'interazione tra queste "particelle" è cioè modellata in modo che non ne risultino discontinuità, ma piuttosto un comportamento globalmente fluido. GADGET può essere usato sia per studiare sistemi isolati, sia per simulazioni che tengono conto delle deformazioni cosmologiche dello spazio-tempo. Rispetto alla prima versione del codice, le aggiunte fondamentali apportate in GADGET2 sono i modelli per i buchi neri e il feedback associato sia alla formazione stellare che all'accrescimento di materia sui buchi neri.
Le immagini risultano da un cospicuo “esperimento” computazionale che è stato battezzato Millennium Run, una simulazione che ha calcolato la traiettoria di più di 10 miliardi di “particelle” per visualizzare l’evoluzione della distribuzione della massa in un cubo di 2 miliardi di anni luce di lato, ricreando nascita e morte di circa 20 milioni di galassie, con le loro
collisioni
e i buchi neri e le quasar che a volte ne risultano. La simulazione ha richiesto più di un mese di calcolo, occupando 25 Tbytes di memoria presso Supercomputing Centre della Max Planck Society a Garching.


 
fonte: www.mpa-garching.mpg.de/millennium/ - ulisse.sissa.it

 

 

 

 

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Interessante convegno scientifico a Roma

 

LA RIVOLUZIONE DELLA

 

FISICA QUANTISTICA

 

Uno scorcio della Sala Congressi "Excelsa" al Pineta Palace Hotel di Roma, durante il Convegno "Universo Quantico", dove sono intervenute circa 300 persone

 

 

 

foto sopra: rappresentazione dell'evoluzione di una fetta di universo visto con Millennium Run

 

foto sopra: a sinistra Enzo Braschi e a destra Massimo Fratini

 

 

L’incontro è stato organizzato da Massimo Fratini, Presidente dell’Associazione culturale “Segni dal cielo” ed ha fatto registrare gli interventi del Prof. Vittorio Marchi, di Fausto Carotenuto, di Enzo Braschi, dello stesso Massimo Fratini, nonché del ricercatore Adriano Forgione e di Pablo Ayo.

Difficile sintetizzare in poche righe gli argomenti trattati, ma in estrema sintesi si può dire che la più recente ricerca scientifica, dalla fisica all’astronomia alla biologia, sta rivoluzionando tutte le teorie precedentemente espresse circa la costituzione del cosmo ed i rapporti che intercorrono tra le sue componenti. In pratica si sta comprendendo, grazie ad esperimenti che comprovano in modo irrefutabile tutto ciò, che nell’Universo un campo intelligente di energia sostiene e connette tutte le cose.

Apparentemente, non è così; la mente, infatti, è portata ad analizzare e a dividere il Tutto Uno in una serie infinita di elementi indipendenti; del resto, i sensi fisici sono limitati ed ingannevoli; tuttavia, il discernimento e l’intuizione riescono a sintetizzare questo vastissimo materiale ed a coglierne l’essenza, il sostrato comune.

S’inizia a comprendere, dunque, che l’umanità vive in una sorta di abbaglio collettivo, in un’illusione, in un sogno dovuto ad un’errata proiezione mentale che si è sintonizzata in una determinata lunghezza d’onda, impedendoci una giusta visione della realtà. Il fatto che tutti percepiscano le cose in modo identico non vuol affatto dire che questa sia la verità, ma che tutti sono vittime dello stesso errore.

in alto a sinistra il Prof. Vittorio Marchi e a destra Adriano Forgione

 

La Realtà vera è che l’Universo è un continuum, per cui noi non siamo divisi dagli altri e da tutto ciò che ci circonda. Non esistono linee di demarcazione o spazi vuoti; il cosiddetto “vuoto” è pieno e la “materia oscura” costituisce il 99% dell’esistente; il fatto che non la si percepisca e non se ne veda l’abbagliante luminosità è dovuto solo alla nostra attuale limitatezza.

Il visibile e l’invisibile, pertanto, hanno la stessa sostanza, che è viva e pulsante. Il premio Nobel Carlo Rubbia ha scoperto che essa pesa venti volte più del visibile.

E’ interessante notare come in Oriente questa illusione collettiva sia  conosciuta da millenni e sia stata definita maya; noi vediamo le cose attraverso il velo di maya, non come sono realmente.

Pablo Ayo (a sinistra) e Fausto Carotenuto (a destra)

 

Tutto dunque è interconnesso, come dimostrano gli esperimenti condotti su particelle infinitesimali poste a grandissima distanza che obbediscono istantaneamente agli stessi impulsi. Molti paradigmi della nostra cultura sono destinati a cadere: la fisica meccanicistica, galileiana e newtoniana; la biologia: non esiste materia organica ed inorganica; la medicina: non ci si può limitare a curare la parte al posto del tutto e così via.

Inoltre, il Progetto Chandra finanziato dalla Nasa sta dimostrando che la struttura dell’Universo fotografato ai raggi X è analoga a quella del cervello umano; micro e macrocosmo sono simili.

Se ci convinciamo di ciò, dovremmo iniziare a correggere i nostri comportamenti nei confronti del prossimo e della Natura; se tutto è collegato, è impensabile che si possa agire in modo egoistico e prevaricatore, pena la nostra stessa distruzione. Se tutto proviene dalla stessa Matrice, il precetto della fratellanza e della solidarietà esce dalla sua astrattezza e diviene un dovere imprescindibile. Finalmente scienza, fede e morale trovano un  denominatore comune su cui è possibile edificare un mondo nuovo, diverso da quello che ha portato tanti lutti a causa di assurde divisioni, politiche o religiose che siano.

                                                                                                                                                                                                        ALFREDO STIRATI