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IL RITORNO DI PLANET X
"NIBIRU"
di
Cristoforo Barbato

Scoperte
fatte a partire dagli anni ‘80 indicherebbero che il famigerato
Decimo Pianeta non solo sarebbe stato scoperto ma verrebbe
monitorato nel più stretto riserbo. L’esistenza ed avvicinamento
del misterioso corpo celeste rientrerebbe nei massimi livelli di
segretezza dell’Intelligence USA, di gruppi occulti di potere e
dallo stesso
Vaticano.
di Cristoforo Barbato
Come è noto, grazie alle informazioni fornite da alcuni
quotidiani statunitensi, nel 1983 il telescopio orbitale
denominato
IRAS – (Infrared
Astronomical Satellite - Satellite Astronomico ad Infrarosso)
(1) avrebbe scoperto un planetoide delle dimensioni di
Giove nella direzione di
Orione ben oltre il nostro
sistema solare.
Il misterioso corpo celeste provocò perplessità tra gli
astronomi che non furono in grado di stabilire se fosse
effettivamente un pianeta, una cometa gigante, o una vicina
protostella che non s’era riscaldata abbastanza da diventare una
stella, o una galassia distante così giovane da essere ancora in
fase di formazione.
“Tutto ciò che posso dirvi è che noi non sappiamo cosa sia”,
disse
Gerry Neugebauer, lo
scienziato del programma IRAS per il Jet Propulsion Laboratory
della California e direttore dell’Osservatorio Palomar presso il
California Institute of Technology.
Quella dell’IRAS, secondo diversi studiosi in primis
Zecharia Sitchin, fu una
scoperta determinante nell’ambito della ricerca di Nibiru
(Pianeta dell’Attraversamento) perché sancì l’ennesimo ed
effettivo interessamento (anche se mai avallato con
dichiarazioni ufficiali) dell’establishment scientifico al
famigerato Decimo Pianeta allora noto principalmente grazie agli
studi e i testi del noto sumerologo.
Ennesimo interessamento perché in realtà già in precedenza
l’ente spaziale americano aveva chiaramente lasciato intendere
di essere sulle tracce di Nibiru. In effetti il 17 giugno 1982,
la
NASA in un comunicato
stampa dell’Ames Research Center riconobbe ufficialmente la
possibilità dell’esistenza di “qualche genere di oggetto
misterioso” oltre i pianeti estremi del nostro
sistema solare. Diversi
articoli rilasciati dalla stampa dell’epoca confermarono che gli
scienziati stavano cercando davvero il Decimo Pianeta o Pianeta
X.
Una conferma in tal senso giunse con l’articolo pubblicato il 19
giugno dal
New York Times intitolato
“Spacecraft May Detect Mystery Body in Space” dove si accennava
alle sonde Pioneer 10 e 11 e a delle persistenti anomalie nelle
orbite di Urano e Nettuno che suggerivano la presenza di un
qualche corpo misterioso che si ipotizzava potesse essere
ubicato oltre i pianeti estremi del nostro
Sistema Solare. Sempre nel
1982, precisamente il 28 giugno la rivista Newsweek si occupò
del Pianeta X in un articolo intitolato “Does the Sun Have a
Dark Companion?” (Il
Sole ha un Compagno
Oscuro?).
L’articolo riportava che il Decimo Pianeta davvero orbiterebbe
(come in un sistema binario) intorno a due Soli (uno è il nostro
Sole), ma noi non saremmo
in grado di vedere l’altro astro perché sarebbe una “stella
oscura”. L’articolo riportava che: “Un compagno oscuro potrebbe
produrre la forza non visibile che sembra trascinare Urano e
Nettuno, accelerandoli fino ad un certo punto nelle loro orbite
e trattenendoli mentre passano... la migliore scommessa è una
stella oscura che orbiti ad almeno 50 miliardi di miglia oltre
Plutone... È molto probabilmente o una Nana Bruna(2), o una
stella di neutroni.
Altri suggeriscono sia un decimo pianeta... siccome una stella
compagna trascinerebbe gli altri pianeti, non soltanto Urano e
Nettuno”. Ma il 1983, come accennato inizialmente, è stato
l’anno in cui si è avuta una vera è propria svolta soprattutto
grazie alla divulgazione di sensibili informazioni nell’ambito
del programma IRAS che alcuni media portarono a conoscenza
dell’opinione pubblica.
Il 30 dicembre venne pubblicato un interessante articolo sulle
pagine del quotidiano americano
Washington Post che si
occupò del Decimo Pianeta (dedicando all’argomento uno
spazio già nella prima
pagina) in un pezzo di Thomas O’Toole intitolato “Mystery
Heavenly Body Discovered “ (Scoperto Misterioso Corpo Celeste).
L’articolo riportava che: “Un corpo celeste probabilmente grosso
come il gigantesco pianeta
Giove e forse così vicino
alla
Terra da poter far parte
di questo
sistema solare è stato
trovato in direzione della costellazione di Orione da un
telescopio orbitante denominato IRAS”. Posso solo dire –
dichiarò Gerry Neugebauer a capo dell’IRAS – che non sappiamo di
che cosa si tratti”. “Quando gli scienziati dell’IRAS – continua
l’articolo – hanno visto per la prima volta questo corpo
misterioso, e hanno calcolato che potrebbe distare solo 80
miliardi di chilometri, si è ipotizzato che potrebbe essere in
fase di avvicinamento rispetto alla
Terra,....
Il corpo misterioso è stato captato due volte dall’IRAS. Il
secondo rilevamento è avvenuto sei mesi dopo il primo, è
suggerisce che il corpo non si fosse quasi mosso dalla sua
posizione nel cielo. Questo dato – disse James Houck membro del
team scientifico dell’IRAS – suggerisce che non si tratta di una
cometa, perché una cometa non sarebbe così grossa come risulta
dalle nostre osservazioni, e si sarebbe probabilmente spostata
di più”. “E’ possibile – come sottolineato dal quotidiano
americano – che si tratti del decimo pianeta che gli astronomi
hanno invano cercato”.
L’articolo del Washington Post proseguiva nello spiegare che
questo oggetto misterioso non è era stato mai visto da telescopi
ottici sulla
Terra o nello
spazio, ma la sua firma di
calore infrarossa fu individuata due volte dall’IRAS quando
questi analizzò il cielo settentrionale tra gennaio e novembre
del 1983. La seconda osservazione infrarossa del corpo, che è
così freddo che non emana luce, evidenziò che il corpo sembrò
non essersi spostato in sei mesi. Questo suggerì che l’oggetto
non era una cometa, dal momento che probabilmente si sarebbe
mosso.
L’articolo spiegava anche che il telescopio infrarosso dell’IRAS,
capace di scoprire oggetti molto freddi, calcolò che il corpo
celeste era così freddo che la sua temperatura era di circa 273°
C sotto zero.
Gli astronomi suggerirono che fosse un “pianeta gassoso gigante,
grande quanto
Giove”, e così vicino che
“sarebbe il corpo celeste più vicino alla
Terra al di là del pianeta
Plutone”. Questo lo farebbe divenire parte del nostro
sistema solare. L'articolo
spiegò che c’erano state delle speculazioni che l’oggetto “si
stesse muovendo verso la
Terra”.
Comunque, Neugebauer fu attento a spegnere quell’idea gettando
acqua sul fuoco come
meglio poteva, pronunciando con certezza che questo oggetto “non
è posta in arrivo”. In realtà tale possibilità era più che una
mera speculazione e Neugebauer cercò di ridimensionare
rapidamente la cosa bollandola subito come infondata. Tuttavia
successivi indizi ed ulteriori informazioni nonché testimonianze
emerse in questi anni hanno confermato l’effettivo avvicinamento
del misterioso corpo celeste.
Le testimonianze di John Maynard e Edgar Fouché
Una testimonianza in particolare degna di attenzione e pressoché
sconosciuta anche da buona parte degli addetti ai lavori è
quella fornita da John Maynard un ex membro dell’intelligence
USA allo studioso americano Marshall Masters. Masters, che in
passato ha lavorato alla produzione di programmi scientifici per
la CNN, è editore ed autore di diversi testi nel campo
UFO-paranormale tra cui
uno sul Decimo Pianeta ed insieme a Jacco van Der Wor, Steve
Russell and Janice Manning nel 1999 hanno avviato il sito
yowusa.com.
Masters nell’aprile 2006 realizza un articolo intitolato “South
Pole Telescope (SPT) - America’s New Planet X Tracker” in cui
sostiene, grazie a ricerche personali fino ad allora condotte,
che l’allora telescopio antartico in fase di realizzazione (ndr.
la struttura è stata avviata nel febbraio 2007) sarebbe stato
progettato dagli USA per rilevare il Decimo Pianeta.
Lo studioso sarebbe giunto a tale conclusione in seguito ai dati
raccolti, e solo in parte divulgati dalla stampa sull’
avvistamento del corpo
celeste fatto dall’IRAS nel 1983, dalle successive scoperte
fatte dal prof. Robert Harrington dell’Osservatorio Navale degli
Stati Unti ma soprattutto dalle informazioni avute da Maynard su
oscuri retroscena legati alla missione spaziale.
Partendo proprio dalla testimonianza di Maynard è possibile
comprendere meglio non solo quanto sostenuto da Masters ma
giungere in un certo senso alla medesima conclusione.
John Maynard è stato
un’analista dei servizi segreti militari americani inizialmente
con l’Army Security Agency (l’Intelligence dell’Esercito) in
seguito in seno alla DIA (Defense
Intelligence Agency).
Nel corso dei suoi 21 anni di carriera ha visto prove
dell'interesse dei militari nella questione
UFO in diversi modi:
comunicazioni elettroniche che non provenivano dalla
Terra; fotografie di
UFO fatte dai militari,
visionò foto scattate da aerei spia in cui erano chiaramente
visibile
UFO. Diverse di queste
immagini erano state scattate durante missioni fotografiche
classificate da satelliti segreti come il Talent Keyhole (TK11)
ed OMNI. Quando era in carico alla DIA acquisì familiarità col
processo di compartimentalizzazione finalizzato al mantenimento
della segretezza.
Parte del lavoro di Maynard quando era nella DIA riguardava il
progetto D.O.C.L Direct Orbital Code Link (a volte ribattezzato
Docile) un sistema che annovera circa 5 miliardi di dollari di
satelliti progettati per comunicare con velivoli classificati
dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti e possibilmente
anche per esaminare lo
spazio profondo. Difatti,
stando alle dichiarazioni di Maynard uno degli scopi reconditi
del progetto D.O.C.L della DIA sarebbe il monitoraggio
dell’attività
extraterrestre in entrata
ed uscita dalla nostra atmosfera.
Una conferma diretta alle affermazioni di Maynard sul
classificato progetto D.O.C.L la possiamo trovare nelle
sorprendenti rivelazioni fatte negli anni ’90 dall’americano
Edgar Rothschild Fouché in
merito ai programmi speciali segreti dell’USAF e della National
Security Agency (v. “Dentro l’Area 51”
UFO Network gennaio 2000).
Fouché, un ex membro dell’Intelligence dell’Air Force americana
che ha prestato servizio a Groom Lake nell’Area 51, ha lavorato
con diverse strutture aerospaziali militari e produttori di
elettronica negli Stati Uniti. Ha partecipato alla
progettazione, sviluppo, produzione e valutazione di volo
operativo nei programmi classificati di sviluppo aereo, incluse
contromisure elettroniche, comunicazioni satellitari,
equipaggiamento di cripto-logica e di supporto.
Durante la sua carriera militare, è stato selezionato nei quadri
e in molti programmi di sviluppo dei più recenti
cacciabombardieri dell’Air Force. Altri programmi di ricerca e
sviluppo per i quali lavorò dagli anni ’70 sono ancora
classificati Top Secret. Fouché ha ricevuto una formazione
tecnica per oltre 4.000 ore dall’Esercito e dal Governo, di cui
circa la metà in addestramento classificato. Per venti anni ha
lavorato con l’Aeronautica Militare e con le Agenzie del
Dipartimento della Difesa, seguiti da altri otto anni come
Dirigente a contratto della Difesa.“Ero uno dei pochi impiegati
a Nellis - afferma Fouché - munito di un nullaosta di segretezza
Top Secret, con accesso alle decodificazioni criptate.
Avevo il certificato di accesso al Modello 4 IFF (un sistema
aereo che rispondeva ai codici classificati criptati). Avevo
anche il permesso di lavorare su altri dispositivi criptati di
cui non posso parlare. Per una serie di combinazioni e data la
mia perizia tecnica mi fu richiesto di prestare servizio in un
luogo non identificato………………..Al mio terzo giorno di lavoro a
Groom, dovetti rimuovere un modulo da un pezzo di
equipaggiamento per la comunicazione satellitare a più comparti,
usato per sostenere alcuni velivoli nelle missioni speciali.
Notai, mentre ero all’interno del comparto a controllare i cavi
elettrici, che conteneva un’unità sigillata grande più o meno
come una grande borsa, ed aveva una targa d’identità di
copertura della
National Security Agency.
La nomenclatura sulla targa recitava Direct Orbital Code Link.
Pensai che era strano, visto che l’unità era parte di un
collegamento di comunicazione digitale, usato unicamente per
comunicare con veicoli dell’Aeronautica classificati. Non ero a
conoscenza allora di missioni militari orbitali non affiliate
alla
NASA. Ricordatevi che
erano gli ultimi anni Settanta. Lo Shuttle non volò fino al
1981. Disinserii l’unità e, per curiosità, rimossi la calotta
dell’accesso posteriore. Con mio stupore vidi che al suo interno
c’erano circa una mezza dozzina di grossi chip ibridi a circuito
integrato. Il più grosso chip era collegato ad oltre 500 moduli
dello spessore di un capello, ed era grande più o meno come un
accendino Zippo. Il timbro d’ispezione sul chip datava 1975.
Nel 1975 le velocità più elevate di lavorazione, sui progetti
più classificati, equivaleva a quella di un computer IBM 8088
che girava alla velocità di 4 milioni di cicli al secondo.
Questa unità aveva una velocità di lavorazione di 1 miliardo di
cicli al secondo. Fu solo dopo circa dodici anni che vidi una
tecnologia paragonabile a questo chip a circuito integrato. Più
tardi vidi alla ITT un progetto top secret di sviluppo di
avionica. Nella mensa a Groom, sentii termini come Lorents
Forces, detonazione a impulsi, radiazioni al ciclotrone,
generatori di campo a trasduzione di flusso quantico, lenti
energetiche simili al cristallo e accumulatori quantistici EPR
(Electron Paramagnetic Resonance). Tutti i giorni scrissi sul
mio “diario di bordo” tutto ciò che vidi, ascoltai e toccai.
Rientrato alla base, la mia routine proseguì come sempre.
Il mio amico alla NSA, Jerald, indagò e osservò le persone
impiegate in lavori molto classificati al Nevada Test Site e al
Nellis Range. Stava controllando un tizio alcolizzato, che
lavorava al Nevada Test Site, dove facevano esplodere bombe
atomiche sotterranee. Accennò per caso ad un aereo che poteva
essere lanciato in orbita e ritornare ed atterrare nel deserto
del Nevada. Era un veicolo di ricognizione radiocomandato che
decollava da un bombardiere B-52 ed usava dei razzi a impulso,
da collocare temporaneamente in una orbita terrestre bassa per
scattare foto ricognitive. Pensai che mi stesse prendendo in
giro.
Poi aggiunse: “Questo aereo è pilotato a distanza tramite il
sistema D.O.C.L. di Groom”. In genere non sono così lento di
comprendonio, ma non feci i giusti collegamenti fino a quando
disse di nuovo: “sai, il D.O.C.L... sta per Direct Orbital
Communications Link.” Bingo, avevo visto un pezzo del sistema
DOCL a Groom: era l’unità della NSA con grossi chips”.
La testimonianza di Fouché oltre a confermare le dichiarazioni
di Maynard rivelano l’esistenza passata e presente di attività
spaziali classificate disgiunte dall’ufficiale programma civile
della
NASA un argomento, tra
l’altro, già affrontato in questo sito (v. art.”Il
programma spaziale segreto del Pentagono”). Del resto
anche la stessa
NASA è stata accusata più
volte di poca trasparenza nelle proprie attività di ricerca e di
essere comunque partecipe di censure ed insabbiamenti su
scoperte e informazioni ottenute in questi anni. Basti pensare
alle varie testimonianze fornite da alcuni ex-astronauti o
tecnici dell’ente spaziale come Clark Mclelland, ricercatori
come Richard Hoagland e Van Flandern ed altri ancora.
Lo stesso Marshall Masters nel 2000 ha raccolto da Maynard (Il
quale ha testimoniato nell’ambito del
Disclosure Project di
Steven Greer)
dichiarazioni che riguardano proprio la
NASA e l’insabbiamento
delle scoperte fatte dall’IRAS sul Decimo Pianeta.
Tali informazioni sono riportate proprio nell’articolo di
Masters accennato in precedenza pubblicato nel 2006. Verso la
fine del 2000 Masters ebbe alcune conversazioni con Maynard
riguardo al Pianeta X trovandolo, tra l’altro, alquanto ostico a
parlare: “Avendo lavorato - dichiara l’ex analista - per la
Lockheed Martin sul progetto satellitare
Space Imaging situato a
Denver (nda.
Nell’aprile del 2000 la
Space Imaging su
commissione della FAS -
Federation of American Scientists
rilasciò delle nuove foto satellitari ad alta definizione
dell’Area 51 fatte dal satellite
Ikonos lanciato dalla base
Vanderberg nel settembre del 1999 e progettato dalle compagnie
Lockheed Martin, Raytheon e Kodak,
tutte partecipanti ai programmi Keyhole), sapevo se
un grande oggetto in entrata era in arrivo, l’Hubble o altre
sonde spaziali probabilmente l’avrebbero ripreso”.
Tuttavia Maynard si lasciò poi andare e rivelò alcune
indiscrezioni relative all’IRAS ed al rilevamento del Decimo
Pianeta da questi fatta nel 1983. “John - scrive Masters -
finalmente mi disse che era stato inquadrato dal satellite a
infrarossi IRAS della
NASA nel 1983 e che la
storia dell’avaria meccanica venne usata come una storia di
copertura.(3) Come lui mi spiegò, i dati dell’IRAS iniziarono a
giungere, e fu allora che scoprirono il Pianeta X. Durante una
spazzata (ndr. il termine indica lo stesso tipo di spazzata
usato nel linguaggio tecnico aeronautico con gli schermi radar,
ossia l’intervallo di tempo tra un impulso trasmesso e il
successivo), spiccò fuori come un pollice dolente; e ancora
peggio, si stava avvicinando da Sud.
Questa specialmente era una cattiva notizia perché la maggior
parte dei più grandi ed avanzati telescopi al mondo sono a Nord
dell’Equatore, e fu presa la decisione di dedicare la restante
autonomia operativa dell’IRAS all’osservazione di questo singolo
oggetto. Dopo avere rilasciato la storia di copertura
sull’avaria meccanica gli addetti al controllo usarono il
restante carburante per mantenere un costante tracciamento
sull’oggetto finché infine persero il completo controllo del
satellite.
La ragione del perché era necessario impiegare il combustibile
rimanente dell’IRAS è che il tracciamento di un oggetto per
determinarne la sua velocità e traiettoria richiede osservazioni
multiple. Questo perché più osservazioni tu fai, più aumenti
l’accuratezza dei tuoi calcoli di tracciamento”.
In seguito alla sua partecipazione al
Disclosure project di
Greer nel 2001 e dopo aver rilasciato un paio d’interviste
Maynard nella primavera del 2003 è stato arrestato ed accusato
di violazione del suo giuramento di segretezza a salvaguardia
della Sicurezza Nazionale come risulta da asserzioni fatte in
connessione alla sua attività quale testimone sulla realtà
UFO in seno al
Disclosure Project.
L’ex-analista DIA venne custodito in una ignota struttura
Federale solamente per poco tempo ma una volta rilasciato è di
fatto divenuto irraggiungibile o semplicemente avrebbe preferito
“sparire” volutamente. In effetti, è probabile, stando a chi lo
conosce, che quanto accaduto sia stato un duro avvertimento per
indurlo al silenzio e ad astenersi dal fare dichiarazioni in
pubblico.
Il
Cover-up della
NASA
A riprova delle importanti rivelazioni fatte da Maynard e
dell’effettiva fondatezza di alcune di esse nel 2003
l’astrofisico
James McCanney rilasciò
alcune sbalorditive dichiarazioni nel corso di un’
intervista rilasciata a
Rick Martin della rivista americana ‘The Spectrum’ che in
seguito venne ripresa dalla rivista australiana Nexus la cui
omologa versione italiana sarà pubblicato nel 2004 (v. “Quello
che nasconde la
NASA” - Nexus n°51).
McCanney fondamentalmente ribadisce che esisterebbe un vasto
programma di copertura che coinvolgerebbe enti quali la
NASA, la CIA, l’NSA e lo
stesso
Vaticano in merito
all’esistenza e al prossimo avvento del Decimo Pianeta.
“La
NASA - afferma McCanney -
è costituita da un gruppo di scienziati. Questo è il modo in cui
la intendiamo: ingegneri che costruiscono velivoli spaziali e
cose del genere. La
NASA è di proprietà ed è
gestita dalla NSA (National Security Agency). Al di sopra della
NASA vi è un livello che
la controlla.
Daniel Goldin, che entrò a
far parte della
NASA negli anni ’90,
proveniva dalla CIA ed il suo lavoro fu quello di secretare o
mettere il coperchio sulla
NASA; una volta arrivato
la prima cosa che fece fu di firmare a tutti coloro che – a
tutti i livelli – lavoravano per l’ente un accordo NSA per la
non divulgazione di notizie. La NSA è parte integrante del
governo di sorveglianza già attivo.
Il Governo Mondiale Unico è già in carica ed è intorno ad esso
che ruota tutto quello che accade attualmente”. Tra l’altro
proprio in merito a quest’ultimo aspetto Martin pone il quesito
sull’eventualità se nel caso anche i Gesuiti siano dietro a tale
disegno: ”Gesuiti? [Ride]. Il
Vaticano - replica
l’astrofisico - ha un ruolo di primo piano nel governo mondiale
e ne fa parte, ma non rappresenta l’intero quadro. Si tratta
piuttosto di una situazione planetaria, nella quale sono
implicate centinaia di famiglie, famiglie assai facoltose,
presenti in ogni paese del mondo; esse controllano la
politica, l’
economia e la finanza.
Quindi si tratta di una vasta rete di personaggi di questo
tipo”.
Per quanto riguarda le rivelazioni sulla
NASA e soprattutto sul
Vaticano fatte da McCanney
(così come Maynard) supportano chiaramente alcune delle
informazioni fornite dal Gesuita al sottoscritto un paio d’anni
prima (v.
L’intervista al Gesuita).
Per quanto riguarda la affermazioni dell’astrofisico sul
coinvolgimento della
Chiesa riporto proprio un
breve stralcio dell’
intervista:
Martin: Quali preoccupazioni desta alla
NASA il “Decimo Pianeta”?
Ha a che fare con la civiltà sumera e gli Anunnaki? Oppure si
tratta di qualcos’altro?
McCanney: Non direi, ma la nozione che esiste questo “Grande
Oggetto” che si presenta con regolarità è antica. Ciò rientra
nei massimi livelli di segretezza in molti di questi gruppi, fra
cui il
Vaticano. Intendo dire che
la prima cosa che ha fatto il
Vaticano quando si è
manifestata Hale-Bopp è stata quella di costruire in Arizona un
osservatorio di classe mondiale e di riempirlo di astronomi.
Perbacco, chissà perché? Poi ne hanno un secondo. Ma quello che
è interessante è accaduto dopo che Hale-Bopp è passata – perché
pensavano che fosse quella il “Pezzo Grosso”.
Torniamo al 1991. Hale-Bopp fu scoperta ufficialmente nel 1995
da Alan Hale in New Messico e da Bopp, il giapponese; vi si
imbatterono entrambi la stessa notte e quindi la cometa prese il
nome dall’uno e dall’altro…..….Nel 1991 Harrington vide due
cose: Hale-Bopp e, dietro di essa, qualcosa di molto più grande.
Era il Decimo Pianeta. Questa è la mia convinzione allo stato
attuale delle cose. Nel 1991 Hale-Bopp seguiva una traiettoria
di collisione quasi diretta con la
Terra; con un paio di
fotografie fu possibile tracciare l’orbita, che era appunto di
quasi-collisione col nostro pianeta.
Martin: Non Stupisce che ci sia stato un tale parapiglia.
McCanney: Un enorme parapiglia. Quando venne scoperta, io
contattai il
Goddard Space Center – di
cui conoscevo la segretaria – e dissi: “Cosa sta succedendo?
Sono venuto a sapere che c’è questa cometa…”. In sottofondo si
riusciva ad udire gente che urlava. E lei replicò: “Oh mio
Dio, questa cometa è
enorme!”. Tuttavia pensai che lei intendesse dire che si
trattava di una grande notizia. No, era enorme nel senso che
quello che avevano rilevato era un corpo di dimensioni
planetarie. Vede, è a questo punto che nasce la divisione,
perché fino ad allora anche molti scienziati del Goddard non
avevano scoperto nulla al proposito. Tuttavia la seguivano sin
dal 1991, forse ancora da prima. Harrington la scoprì e dagli
appunti del 1991 si può capire che egli sapeva perfettamente
dove andare a cercarla. Ciò che accadde molto tempo fa è…è che
si trattava di una delle compagne di Nibiru che devastò la
Terra.
Martin: Una compagna?
McCanney: Una compagna. Quella che diventò Venere.
Velikovsky aveva
perfettamente ragione sul fatto che Venere fosse un’enorme
cometa che attraversava il
sistema solare e, dal
momento in cui fu catturata da
Giove sino a quello in cui
trovò la
Terra sulla sua strada,
impiegò circa 600 anni, per poi diventare il pianeta che tutti
noi conosciamo. Quindi in origine quello che accadde fu che
Hale-Bopp si trovava circa 4200 anni fa, lo stesso periodo in
cui Venere fu catturata da
Giove; erano letteralmente
delle compagne più piccole di Nibiru. Questo è il motivo per cui
non volevano che nessuno venisse a conoscenza della compagna,
perché sapeva che era in rotta di collisione con la
Terra e che fu la compagna
di quella più grande a causare il problema. Quello che tuttavia
non compresero fu che Hale-Bopp era, letteralmente, essa stessa
una delle compagne. Ora, quando il distruttore, il Pezzo Grosso,
Nibiru, arriva, porta con sé un intero sciame di questi corpi.
Martin: Presumo che la cometa NEAT, sia uno di questi?
McCanney: Questo è il punto; quando, alcune settimane fa, siamo
stati tempestati da tutte queste comete e loro non hanno mai
annunciato la Cometa NEAT, C-2002/VI. Chiaramente tutta questa
roba sta arrivando dall’emisfero Sud. Poi naturalmente, per i
motivi chi ho citato, Harrington sapeva molto bene dove si
trovava; stava “tirando giù” i pianeti Urano e Nettuno. E’
interessante notare che quando la vicenda di Harrington venne a
galla, il governo cercò di rilasciare una dichiarazione
servendosi di alcuni di quegli astronomi che parlano alla radio,
i ragazzi della disinformazione, che se ne vennero fuori con una
storiella: “Oh, bé, abbiamo corretto le masse di questi pianeti
in virtù di nuove informazioni, risolvendo così il problema”.
Eh no, quando si vedono i pianeti “tirati giù” non si corregge
un accidente; questo correggerebbe le cose solo sul piano dei
pianeti. Nel 1991 quest’oggetto era abbastanza grande da
trascinare Urano e Nettuno fuori dalle loro orbite. Questo è
l’ordine di grandezza di questo corpo! Quindi, capirà le
preoccupazioni riguardanti la compagna, dal momento che loro
sanno, così come lo sa il
Vaticano, che l’ultima
volta fu proprio quest’ultima a provocare danni; l’unico
problema è che la compagna è poi diventata il pianeta Venere….
Martin: La Cometa NEAT è stata una sorpresa? E’ sbucata fuori
dal nulla o se l’aspettavano?
McCanney: No. La Cometa
NEAT è un altro nucleo
assai grande; di dimensioni planetarie – probabilmente pari a
quelle della nostra
Luna, probabilmente
maggiori. La
NASA sapeva che stava
arrivando, con tutta probabilità la notarono anni fa, come
elemento dello stuolo di oggetti in arrivo – a cui penso come
oggetti che giungono come parte dello sciame del Decimo Pianeta.
Volevano che nessuno ne sapesse alcunché, per il semplice motivo
che stava giungendo proprio nei paraggi del
Sole e che era di grandi
dimensioni. Probabilmente non si aspettavano che diventasse così
luminosa come in effetti divenne tuttavia, mentre passava, fu
letteralmente visibile nel cielo diurno, proprio vicino al
Sole – per un periodo di
12 ore circa”.
L’
intervista ad ampio
spettro tocca vari aspetti salvo ritornare più avanti sul tema
del Decimo Pianeta e sugli effetti del suo passaggio:
Martin: Torniamo ancora un momento al “Decimo Pianeta”. So che
lei non ama parlare di cornici temporali, ma ne ha una qualche
percezione? Siamo fuori di un anno? Di cento anni?
McCanney: Non lo so, ed è quello che voglio scoprire con la
Harrington Expedition.
Martin: Allora a questo punto lei non ne ha idea?
McCanney: A titolo personale sì. Sono sempre restio a parlare di
date, perché la gente tende a vincolarti ad esse.
Martin: Può parlarne in termini generali?
McCanney: D’accordo.………..Gli
Hopi erano convinti che
Hale-Bopp (1995) fosse la Katchina Blu, che doveva procedere di
circa 10 anni il Decimo Pianeta; ovviamente in quel contesto 10
anni sono un termine assai relativo. Il punto è se Hale-Bopp sia
stata una compagna del Pezzo Grosso, 4.200 anni fa – e questo è
il ciclo: per Nibiru non parliamo di 3.600 anni, ma di 4.200
anni – quindi il suo arrivo è previsto entro il prossimo
decennio. L’altro aspetto è che la gente sta focalizzando la
propria attenzione sul Decimo Pianeta o Nibiru. Vorrei
sottolineare che io studio i corpi del sistema extrasolare. NEAT,
ad esempio, non corrisponde a nulla di quanto abbiamo mai visto
in precedenza; era una cometa nuova di zecca. Quindi è
impossibile stabilire se fosse collegata o meno all’arrivo di
Nibiru”.
Harrington indicò dove cercare il Pianeta X
Come già emerso in precedenza dalle affermazioni di Maynard
quando l’IRAS rilevò Nibiru (Pianeta X) nel 1983 la
NASA stabilì che si stava
avvicinando da Sud e ciò arrecò apprensione in quanto i più
avanzati telescopi terrestri erano collocati nell’emisfero Nord.
Una conclusione quella fatta dall’ente spaziale americano a cui
inevitabilmente giunse il prof.
Robert Harrington (citato
da McCanney) nel 1988.
In effetti, nell’estate di quell’anno, come giustamente
evidenziato da Sitchin, vennero pubblicati una serie di articoli
su pubblicazioni scientifiche in cui veniva condivisa da diversi
scienziati non solo l’esistenza del Pianeta X (sulla scorta dei
calcoli delle perturbazioni planetarie ecc) ma l’ipotesi del
Dott. Harrington secondo la quale sarebbe inclinato di 30°
sull’eclittica ed avrebbe un semiasse maggiore di circa 101 UA,
o un asse maggiore di oltre 200 UA. Avrebbe una massa pari ad
almeno quattro volte quella della
Terra e con un’orbita
simile a quella della cometa di Halley per cui trascorrerebbe
parte del suo tempo sopra l’eclittica (nei cieli settentrionali)
e la maggior parte sotto di essa (nei cieli meridionali).
Non a caso il team di ricerca dell’Osservatorio
Navale (ndr. che è una sezione della Marina Militare
USA) giunse all’inevitabile conclusione che la ricerca si
sarebbe dovuta condurre principalmente nell’emisfero sud ad una
distanza di circa 2,5 volte oltre Nettuno e Plutone.
Nell’ottobre 1988 Harrington divulgò le sue scoperte in un
documento intitolato “La posizione del Pianeta X” pubblicato
sull’Astronomical Journal e nel quale era presente uno schizzo
dei cieli con indicazioni di dove si sarebbe potuto trovare (al
momento) il Decimo Pianeta sia nei cieli settentrionali sia in
quelli meridionali.
In seguito alla pubblicazione del documento Harrington in base
ai dati che nel frattempo erano stati raccolti dal Voyager 2 -
che aveva raggiunto Urano e Nettuno rilevando perturbazioni
costanti, piccole ma ben evidenti, nelle loro orbite – concluse
che il Decimo Pianeta doveva trovarsi nei cieli meridionali. Tra
l’altro il 16 gennaio del 1990 Harrington riferì all’American
Astronomical Society di Arlington in Virginia che l’Osservatorio
Navale aveva ristretto le ricerche del Pianeta X ai cieli
meridionali ed annunciò l’invio di un team di astronomi in Nuova
Zelanda presso l’Osservatorio Astronomico di Black Birch.
Inoltre affermò che in seguito ai dati ottenuti dalla
Voyager 2 era convinto che
il Decimo pianeta fosse cinque volte più grande della
Terra e circa tre volte
più distante dal
Sole rispetto a Nettuno e
Plutone. Sfortunatamente Harrington morì prematuramente nel
gennaio 1993 non prima però di fornire allo stesso Sitchin
importanti conferme di persona in un incontro avuto con lui nel
agosto del 1990 all’Osservatorio Navale di Washington e
confermato in un’
intervista fatta al noto
studioso dal giornalista Luca Scantamburlo e pubblicata sul
numero di Ago/Sett 2006 della rivista “
UFO Notiziario”.
“Primo, - afferma Sitchin - egli mi disse che il mio libro, Il
Dodicesimo Pianeta, era giusto sul lato della sua scrivania per
tutto il tempo, ed egli lo consultava ogni qualvolta aveva
bisogno di una risposta alle domande sulla ricerca del “Pianeta
X”. Secondo, egli disse e mostrò attraverso degli schizzi
orbitali comparabili che il “Pianeta X” ed il “mio” pianeta, che
i Sumeri chiamavano Nibiru ed i Babilonesi Marduk, sono unici e
lo stesso. E terzo, egli descrisse il pianeta – le sue
dimensioni, il suo essere abitabile con un’atmosfera etc”. Tra
l’altro alla successiva domanda in cui si citava proprio il
documento di Harrington sul Pianeta X del 1991 dove egli stesso
suggeriva che poteva essere visibile nei Cieli Meridionali nella
regione del Centauro e dell’Idra, Sitchin rispose: “Sì.
Egli mi mandò uno
schizzo, segnando con la
sua calligrafia dove dovrebbe concentrarsi la ricerca; l’ho
pubblicata nel libro Genesis Revisited (L’Altra Genesi, Piemme
2004). Ciò che disse concordava con le predizioni bibliche che
riguardano il ritorno del pianeta.”. Ora, quanto finora esposto
risulta rilevante e chiarificatore per gli argomenti che
verranno riportati d’ora in avanti e che potrebbero essere utili
alla comprensione dell’affaire Decimo Pianeta. In seguito alla
missione IRAS del 1983, in particolar modo dalla seconda metà
degli anni ’80, in vari parti del mondo sono stati costruiti
nuovi e avanzati telescopi nell’emisfero settentrionale ma
molti, guarda caso, concentrati in varie aree geografiche
nell’emisfero meridionale.
Lo stesso
Vaticano in quegli anni
avviò, grazie ad un’apposita legge varata dal Congresso degli
Stati Uniti, la costruzione del
VATT (Vatican Advanced
Technology Telescope) sul Monte Graham in Arizona. Il complesso
astronomico sul Monte Graham vide la costruzione di tre
telescopi uno di questi, il VATT, opera distaccatamente dal
Mount Graham International Observatory che gestisce
l’avanzatissimo
Large Binocular Telescope
– LBT frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Italia e
Germania.
L’ideazione e costruzione dell’LBT ha richiesto una ventina
d’anni, coinvolgendo industrie e comunità scientifiche dei tre
paesi partecipanti ed è il più grande telescopio ottico su
singola montatura (cioè che ha due lenti montate sulla stessa
struttura meccanica, come un binocolo) mai realizzato è il più
potente di tutto l’emisfero nord con una definizione addirittura
superiore al telescopio orbitante Hubble. Il super telescopio è
dotato di un sofisticato apparato denominato Large Binocular
Camera, un sistema di supermacchine fotografiche digitali in
grado di effettuare osservazioni dall’ultravioletto
all’infrarosso, con una sensibilità un miliardo di volte più
alta di quella dell’occhio umano.
Negli anni ’90, soprattutto a partire dalla seconda metà, e nel
nuovo millennio hanno visto la nascita importanti strutture
quali il Very Large Telescope (VLT), l’Osservatorio Gemini, il
South African Large Telescope (SALT), il South Pole Telescope,
l’IRAIT e il PLATO (Plateau Observatory). Costruito in varie
fasi a partire dal 1998 il
Very Large Telescope Project
(VLT - Telescopio Molto Grande) è un sistema di quattro
telescopi ottici separati, affiancati da vari strumenti minori.
Ognuno dei quattro strumenti principali è un telescopio
riflettore con uno specchio primario di 8,2 metri.
Il progetto VLT, costato circa 500 milioni di dollari, fa parte
dell'European Southern Observatory - ESO (Osservatorio Europeo
Meridionale) un’organizzazione astronomica internazionale,
creata nel 1962, di cui fanno parte, al momento, paesi
dell'Unione Europea quali: Belgio, Danimarca, Francia, Germania,
Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno
Unito. La maggior parte degli suoi osservatori dell’ESO si
trovano in Cile (da qui il nome meridionale) dove gestisce due
grandi osservatori astronomici nel deserto di Atacama,
l’Osservatorio di La Silla e l’Osservatorio del Paranal, che
comprende il Very Large Telescope ed il VLT Survey Telescope.
Il VLT si trova sul Cerro Paranal, una montagna alta 2.640 metri
sul desolato deserto di Atacama, nel Cile settentrionale.
L’ubicazione del VLT in tale area è stata voluta dagli astronomi
europei dell’ESO in virtù della bassissima umidità e della
eccezionale trasparenza riscontrate grazie anche lontananza da
fonti di inquinamento luminoso. Il VLT è dotato di un vasto
apparato di strumentazioni in grado di lavorare sia nella luce
visibile (FORS per l’immagine e la spettroscopia a bassa
risoluzione, UVES per la spettroscopia ad alta risoluzione), che
nell’infrarosso grazie alla camera-spettografo infrarossa ISAAC
(Infrared Spectrometer And Array Camera) uno strumento
multifunzionale in grado non solo di ottenere ottime immagini in
infrarosso ma anche spettri di alta qualità di oggetti deboli.
Inoltre nel 2007 il VLT è stato dotato di un nuovo ed avanzato
strumento denominato HAWK-I (High Acuity, Wide field K-band
Imaging) finalizzato allo studio di corpi indistinti quali
galassie lontane o pianeti e stelle di piccole dimensioni a
lunghezze d’onda a infrarosso vicino. L’HAWK-I, che è stato
progettato, costruito e commissionato dall’ESO, dovrebbe inoltre
essere adeguato per la ricerca delle stelle a massa più grande e
dei corpi a massa minore nella galassia e un utile dispositivo
per lo studio di corpi extrasolari, quali i lontani asteroidi
ghiacciati e le comete.
Tra l’altro sempre il complesso dell’Osservatorio di La Silla
ospita dal ’99 il telescopio svizzero
Eulero, di proprietà
dell'Università di Ginevra, progettato per la scoperta di
Pianeti Extrasolari. Il telescopio, che ha appena 1,2 m di
diametro, è equipaggiato con un sofisticatissimo spettrografo
che consente di effettuare misurazioni di alta precisione della
velocità di una stella. Sempre l’ESO con la cooperazione
italiana dell’OAC (Osservatorio Astronomico di Capodimonte) ha
realizzato il VST ossia
VLT Survey Telescope
installato a Cerro Paranal in Cile ed operativo dal 2007.
Il VST è un telescopio alt-azimutale di survey a grande campo,
con un'apertura di 2.6 metri e com un FOV (Field Of View) di un
grado quadrato. Il suo scopo scientifico primario sarà di fare
una mappa profonda dell’emisfero Sud permettendo
l’identificazione di oggetti interessanti da osservare, poi, più
dettagliatamente, con i vari strumenti del VLT.
Il telescopio inoltre è dotato di una camera di imaging a grande
campo, denominata OmegaCAM, frutto di un consorzio
internazionale fra Olanda, Germania, Italia ed ESO. Grazie a
questo strumento di piano focale, a dispetto delle dimensioni
del campo di vista, il VST è in grado di garantire un'ottima
risoluzione angolare (scala di 0.216 arcsec/pixel), mediante la
quale potrà condurre osservazioni in modalità stand-alone in
tutta la banda spettrale che va dall’ultravioletto
all'infrarosso vicino. Sempre sulle montagne del deserto di
Atacama nel 2003 è stato avviato il progetto internazionale
ALMA (Atacama Large
Millimeter Array), pensato e realizzato da Europa, Nord America
e Giappone, in cooperazione col Cile.
ALMA è un progetto congiunto tra l’Europa e il Nord America. In
Europa, l’ESO guida i 10 paesi membri più la Spagna. In Nord
America, l'NSF rappresenta anche il Consiglio di Ricerche
Nazionali del Canada e esegue il progetto grazie al National
Radio Astronomy Observatory (NRAO) gestito dall’Associated
Universities, Inc (AUI). L’ALMA sarà il più grande
radiotelescopio mai costruito e prevede l’installazione di 25
grandi
antenne paraboliche di 12m
di diametro che costituirebbero però solo la metà del complesso.
E’ infatti prevista anche un’opzione per la costruzione
eventuale di altre 7 antenne, per un totale di 32 come previsto
nei piani originali di costruzione del radiotelescopio. Il
contratto prevede il disegno, la costruzione, il trasporto fin
nella postazione a 5 mila metri sulle Ande Cilene e
l'integrazione sul posto delle antenne con le altre 25, o forse
32 in un prossimo futuro fornite da Stati Uniti e Canada.
Sarà quindi di 50 o 64 il numero totale delle antenne
paraboliche che formeranno il grande radiotelescopio. Il Compito
principale dell’ALMA sarà quello di osservare e ottenere
immagini con una chiarezza senza precedenti, delle enigmatiche
regioni fredde dell’
Universo che sono non
visibile nell'ottico che si mostrano invece brillanti nella
regione millimetrica dello spettro elettromagnetico compreso fra
le onde radio e la radiazione infrarossa.
Il complesso radiotelescopico dovrebbe divenire parzialmente
operativo intorno al 2010-2011. Come accennato in precedenza
un’altra struttura di rilievo costruita a partire dal 1999 è
quella dell’Osservatorio Gemini che consiste in due telescopi
gemelli ottici/infrarossi di 8 metri. I Telescopi Gemini sono
stati costruiti e vengono gestiti da un consorzio formato da
Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Cile, Brasile, Argentina, e
Australia. Questa cooperazione è gestita dall' Association of
Universities for Research in Astronomy (AURA). Il centro
operativo per l'osservatorio boreale è presso Hilo nelle Hawaii
presso il parco universitario dell'University of Hawaii, per
l'osservatorio australe è presso La Serena, nel Cile.
Il primo telescopio
Gemini North, si trova sul
vulcano dormiente Mauna Kea nelle Hawaii ad un altitudine oltre
i 4200 m dove le condizioni visuali per le osservazioni
astronomiche sono ideali. Il telescopio ha visto la prima luce
nel 1999 e ha iniziato l'attività d’osservazione nel 2000. IL
secondo telescopio (costruito nel 2000 ed operativo dal 2001) è
il
Gemini South che si trova
ad oltre 2700 m di altitudine sul Cerro Pachón sulle Ande in
Cile. La combinazione dei due telescopi gemelli fornisce una
copertura completa di entrambi gli emisferi celesti.
Attualmente questi sono tra i più avanzati telescopi nelle bande
ottica e infrarossa, e utilizzano le più avanzate tecnologie di
osservazione, tra cui la guida laser, l'ottica adattiva e la
spettroscopia multi-oggetto. Inoltre un sofisticato sistema di
ventilazione, e la speciale copertura dello specchio in argento
consentono di ottenere ottime osservazioni nell'infrarosso.
Grazie all'elevata automazione i due telescopi possono essere
adoperati remotamente, riducendo la necessità di viaggiare degli
astronomi. Nel novembre 2005 in Sudafrica, con tanto di
cerimonia ufficiale di battesimo alla presenza del presidente
Thabo Mbeki, venne avviato il
Southern African Large Telescope
(SALT) un telescopio ottico del diametro di circa 10 metri,
situato in cima ad una collina all'interno di una riserva
naturale a 370 km a nord-est di Città del Capo, vicino alla
cittadina di Sutherland.
Il telescopio, concepito principalmente dal Sudafrica che ha
contribuito maggiormente al finanziamento, è frutto della
collaborazione di altri paesi che hanno collaborato al progetto
tra i quali: Germania, Polonia, Stati Uniti, Regno Unito e Nuova
Zelanda. Il SALT è il più grande telescopio ottico dell’emisfero
australe, ed è in grado di riprendere immagini ed eseguire
analisi di spettroscopia e di polarimetria di oggetti celesti
che non sono visibili dall'emisfero boreale. Inoltre, raccoglie
oltre 25 volte più luce di ogni altro telescopio africano
esistente e può individuare oggetti deboli come una fiamma di
candela sulla
Luna.
Le scoperte
di Murray e Matese
Nonostante la scomparsa di Harrington nel 1993 dopo pochi anni
precisamente nel 1999, mentre come abbiamo visto sorgevano o
divenivano operativi nuovi osservatori, il Pianeta X tornò a far
discutere la comunità scientifica. Il 28 settembre la BBC news
pubblicò una notizia dal titolo “La Pioneer 10 scopre un nuovo
corpo oltre Plutone” che in un certo senso confermò quanto
dichiarato precedentemente da Sitchin nei suoi volumi. La sonda
statunitense
Pioneer 10 smise
“ufficialmente” di trasmettere nel 1997, quando, dopo aver
percorso 8.4 miliardi di km. in oltre 25 anni di permanenza
nello
spazio, si trovava ben
oltre l’orbita di Plutone e quindi al di fuori del
sistema solare. “Gli
scienziati - riportava il testo - hanno scoperto un nuovo
oggetto che orbita attorno al
Sole dopo che una sonda
spaziale è stata misteriosamente deviata dal suo tragitto.
I ricercatori non hanno ancora identificato l’oggetto, ma
confidano nella sua esistenza per il fatto che sembra aver
deviato la piccola sonda Pioneer 10……Se le osservazioni
venissero confermate da altri astronomi, sarà solo la seconda
volta nella storia che un oggetto del
Sistema Solare è stato
individuato per via del suo effetto gravitazionale. Il primo fu
il pianeta Nettuno scoperto nel 1846……Il nuovo corpo è stato
localizzato da un team del Queen Mary and Westfield College a
Londra e dal JPL di Pasadena in California. Gli astronomi hanno
osservato i dati del tracciato della Pioneer 10 ottenuti tramite
il
NASA
Deep Space Network, uno
spiegamento di grandi telescopi progettati per comunicare con le
sonde in orbita nello
spazio profondo (4).
L’8 Dicembre 1992, quando la Pioneer 10 si trovava a 5,2
miliardi di km di lontananza dalla
Terra, videro che era
stata deviata dal suo corso per circa 25 giorni. Gli scienziati
hanno indagato su tale effetto per anni e stanno tuttora
studiando i dati attraverso differenti metodi di analisi, per
confermare le loro scoperte. In poche settimane, credono di
essere in grado di stabilire un limite massimo alla massa
dell’oggetto e compiere previsioni sulla posizione. Prime
indicazioni suggeriscono possa trattarsi di un oggetto lanciato
dal nostro
Sistema Solare dopo
l’incontro con un pianeta più grande.
La sonda spaziale Pioneer 10, lanciata nel Marzo del 1972, si è
dimostrata all’altezza del suo nome e al momento si trova a 1,1
miliardi di Km e ancora trasmette, anche se la
NASA ha cessato di
monitorarne i segnali nel 1997 dopo che aveva trascorso
venticinque anni nello
spazio. Agli inizi di
quest’anno, gli scienziati erano confusi da quella che era
descritta come una misteriosa forza gravitazionale che agiva
sulla sonda stessa, che inaspettatamente si è spinta in una
direzione particolare”.
Tra l’altro il mese successivo altre due notizie alimentarono
ulteriormente il dibattito; il 7 Ottobre, infatti la BBC News
pubblicò l’articolo: “Un pianeta oltre Plutone” in cui si
venivano citate le scoperte fatte dall’astronomo
John Murray : “Un
astronomo britannico - scrive la BBC - potrebbe aver scoperto un
nuovo pianeta che orbita intorno al
Sole….Il nuovo corpo,
però, sarebbe distante dal
Sole 30.000 volte più
della
Terra. Sembra che il nuovo
pianeta non possa considerarsi un membro reale della nostra
famiglia solare. Forse un pianeta nato altrove, che ha
vagabondato nella galassia per poi essere catturato alla
periferia del nostro sistema planetario oppure un gemello della
nostra stella mai accesosi. La controversia ipotesi è del Dr.
John Murray, della Open University della Gran Bretagna. Per
diversi anni ha esaminato i peculiari movimenti delle comete di
lungo periodo.
Le comete si ritiene provengano dai freddi e bui confini estremi
del
Sistema Solare, molto
oltre i pianeti, in una regione chiamata
Nube di Oort…..Analizzando
le orbite di 13 di tali comete, il Dr. Murray ha individuato il
segno rivelatore di un unico oggetto gigante che le ha deviate
tutte quante nelle loro attuali orbite.’Sebbene abbia analizzato
solamente 13 comete in dettaglio – ha dichiarato Murray alla BBC
News – il risultato è quasi definitivo. Ho calcolato che esiste
soltanto una probabilità su 1.700 che questo sia dovuto a un
caso’. In uno studio di ricerca che sarà pubblicato la settimana
prossima nel Monthly Notices della Royal Astronomical Society,
suggerisce che il
remoto pianeta invisibile
è diverse volte più grande di
Giove.
Così distante dal
Sole (4800 miliardi di km)
impiegherebbe quasi sei milioni di anni per orbitargli attorno.
Questo chiarirebbe - dichiarò Murray - il motivo per cui non è
ancora stato individuato. E’ appena percettibile e con un
movimento molto lento….Ma il pianeta orbita attorno al
Sole nella direzione
“contraria” rispetto agli altri pianeti conosciuti. Questo ha
portato alla sorprendente ipotesi che non si sia formato in
questa regione spaziale e sia invece “fuggito” da un’altra
stella”. Sempre il 7 ottobre il network statunitense MSNBC
pubblicò sul suo portale l’articolo “A mystery revolves around
the sun” dove veniva riportata non solo la scoperta fatte da
Murray ma anche i risultati di una analoga ricerca condotta
negli USA dall’astronomo
John Matese
dell’Università della Louisiana.
“Due
gruppi di ricercatori - recita l’articolo - hanno ipotizzato
l’esistenza di un pianeta non visibile o stella abortita
orbitante attorno al
sole alla distanza di
oltre 4 mila miliardi di chilometri, molto lontana dall’orbita
dei 9 pianeti conosciuti. La teoria, che potrebbe spiegare la
traiettoria di alcune comete, è stata inserita in uno studio
approvato per la pubblicazione su due diverse riviste……..Nessun
telescopio ha individuato finora quest’oggetto. Ma sulla base
del suo effetto gravitazionale, John B. Murray, uno scienziato
planetario della Britain Open University, ipotizza che l’oggetto
potrebbe essere più grande di
Giove, il più grande dei
pianeti conosciuti del
sistema solare.
Murray stima l’orbita dell’oggetto intorno alle 32,000 AU, o
2.98 bilioni miglia dal
sole. La sua proposta è
apparsa nel numero di ottobre del Monthly Notices of the Royal
Astronomical Society. Nel frattempo, ricercatori dell’Università
della Louisiana a Lafayette dichiarano che l’oggetto potrebbe
essere un pianeta o una
Nana Bruna, grande
all’incirca tre volte
Giove ed orbitante a
25.000 AU. I ricercatori, condotti dal fisico John Matese,
dicono che il loro studio sarà pubblicato dalla rivista Icarus…..
I ricercatori della Louisiana affermano che la presenza di
questo pianeta potrebbe spiegare la configurazioni delle comete.
Matese ha dichiarato che l’oggetto in questione avrebbe
un’orbita attorno al
Sole ogni 4 o 5 milioni di
anni circa.
Murray invece ipotizza che l’oggetto abbia un periodo di
rivoluzione di almeno 6 milioni di anni e che ruoti intorno al
Sole nel verso opposto a
quello seguito dai 9 pianeti conosciuti. I due ricercatori hanno
detto che avevano ognuno familiarità col lavoro dell’altro ma
non gli avevano dato uno sguardo approfondito. Hanno ammesso che
le loro stime per la massa ed orbita di un corpo misterioso
erano simili, ma non potevano dire se stessero parlando dello
stesso oggetto. Come mai un oggetto di tali dimensioni ruota
così lontano dal
Sole? I ricercatori dicono
che un pianeta o una stella oscura potrebbe essersi formata
durante la composizione del
Sistema Solare miliardi di
anni fa, ma è più probabile possa essere un corpo celeste
“vagante” catturato dalla forza gravitazionale del
Sole.
Altra domanda: Perché tale oggetto non è stato visto prima?
Murray afferma che perfino un pianeta come
Giove non sarebbe stato
osservato a tali immense distanze. Matese e i suoi colleghi
hanno dichiarato che la loro ipotetica Nana Bruna non sarebbe
stata scoperta neanche dall’IRAS Infrared Astronomical Satellite
lanciato nel 1983, ma potrebbe essere individuato dallo
Space Infrared Telescope Facility
SIRTF (ndr. il nome precedente del telescopio spaziale
infrarosso Spitzer lanciato nel 2003) che sta per essere
lanciato. Tutto questo potrebbe sembrare fantascienza, ma un
esperto del settore osserva che tale ipotesi è stata oggetto di
speculazioni per anni.
“Tutti noi ci siamo chiesti se c'era qualcosa lì fuori”, ha
dichiarato Brian Marsden, che è a capo dell’International
Astronomical Union’s Central Bureau for Astronomical Telegrams e
del Minor Planet Center dello Smithsonian Astrophysical
Observatory. Tuttavia, Marsden ha anche espresso un certo
scetticismo sulle prove di queste ultime ricerche….. Se le
ricerche subissero un intoppo, potrebbero ingenerare nuove
speculazioni e domande ancora più sinistre: Alcuni teorici hanno
proposto che l’effetto gravitazionale di un oggetto massiccio
non visibile in un’orbita distante - soprannominato “Nemesis” or
the “Death Star” - potrebbe dar luogo a tempeste di comete, che
aumenterebbe le possibilità di un impatto catastrofico con la
Terra.
Effettivamente, il fisico Daniel Whitmire, un collega di Matese
e co-autore della nuova ricerca, tracciò uno scenario simile nel
1985 per spiegare estinzioni di massa sulla
Terra, come quella della
scomparsa dei dinosauri.Matese ha asserito che tale oggetto non
sembra si adatti come evento da Giorno del Giudizo. ‘Questo
oggetto non è una Nemesi - ha dichiarato alla MSNBC - non crea
tempeste di comete’. Egli ha affermato che tale oggetto sembrava
avere un’influenza su circa il 25% delle comete con
lungo-periodo provenienti dalla Nube di Oort”.
Nel 1999 Matese suggerì la possibilità di rivelare il misterioso
corpo celeste con l’eventuale impiego dello Space Infrared
Telescope Facility (alias Spitzer), che all’epoca però era in
fase di realizzazione, in quanto i precedenti telescopi spaziali
non erano più operativi a parte l’Hubble (messo in orbita
nell’aprile 1990 ed usato per osservazioni nell'infrarosso e
nell'ultravioletto). In effetti, dopo l’IRAS bisognerà attendere
il 1995 quando l’Agenzia Spaziale Europea lanciò l'ISO (Infrared
Space Observatory) che operò fino a quando esaurì elio liquido
nel maggio del 1998. Cinque anni dopo nell’agosto 2003 fu
lanciato il Telescopio Spaziale Spitzer (Spitzer Space Telescope
o SST, chiamato precedentemente Space Infrared Telescope
Facility o SIRTF) ed è tuttora operativo.
Lo
Spitzer, Costruito dalla
NASA, Jet Propulsion
Laboratory e il California Institute of Technology, è un
osservatorio spaziale che osserva nell’infrarosso.il telescopio
ha uno specchio primario di 85 cm di diametro ed è dotato di tre
strumenti l’IRAC, l’IRS e il MIPS che consentono la raccolta e
misurazione della radiazione infrarossa. L’IRAC (InfraRed Array
Camera) è una camera infrarossa per ottenere immagini (256X256
pixel) e misure fotometriche in 4 bande nel vicino e medio
infrarosso; L’IRS (InfraRed Spectrograph) è uno spettrografo che
può osservare a media o bassa risoluzione spettrale mentre il
MIPS (Multiband Imaging Photometer for Spitzer) è un fotometro
che permette di ottenere immagini e misure fotometriche in 3
bande del medio e lontano infrarosso.
Tra l’altro proprio in merito al progetto Spitzer nel 2007 è
emerso che anche il
Vaticano collabora con la
NASA ad un programma sullo
studio delle stelle doppie e la formazione dei pianeti fuori dal
Sistema Solare. La notizia
venne diffusa dalla stessa Radio Vaticana il 30 marzo così come
dal sito dell’Espresso e riportava quanto segue: “Quando si
parla di stelle doppie ci si riferisce ad un sistema in cui due
stelle rivoluzionano una intorno all'altra e sono ‘legate’ tra
loro dalla mutua forza gravitazionale. Tra le stelle doppie,
risalta Sirio l’astro più luminoso del cielo notturno. Sirio,
che si trova ad una distanza di 8,6 anni luce dal nostro
pianeta, è una delle stelle più vicine alla
Terra.
Questo è il motivo principale della sua luminosità. Utilizzando
il telescopio Spitzer Space, si legge in un comunicato della
NASA, gli astronomi hanno
scoperto che ci sono almeno tanti sistemi con stelle doppie
quanti ce ne sono con una sola stella, come il nostro. E’ quindi
possibile che nell’
universo esistano numerosi
pianeti legati a due o più stelle. I dati elaborati dalla
NASA mostrano, inoltre,
che i sistemi stellari binari, cioè con stelle doppie, sono
luoghi adatti alla formazione di pianeti.
Fino ad oggi questi sistemi erano stati largamente ignorati per
le notevoli difficoltà incontrate nello studiarli. Il progetto
della
NASA, portato avanti con
la
Specola Vaticana (ndr. la
Specola di Castelgandolfo è stata fondata ed è diretta dai
Gesuiti) ed altre istituzioni scientifiche, può dunque aprire
scenari inesplorati sulla formazione dei pianeti e la natura
delle stelle”.
Il South Pole
Telescope (SPT)
Un’altra area che proprio negli ultimi anni ha visto
concentrarsi lo sviluppo di nuovi progetti ed installazioni per
la ricerca astronomica è l’Antartide. A questo punto è
inevitabile riallacciarsi a quanto in precedenza accennato da
Masters ed al progetto del South Pole Telescope (SPT) sito
presso la base permanente USA Amundsen-Scott. La
Amundsen-Scott South Pole
Station, intitolata ai due conquistatori del Polo Sud
geografico, venne realizzata dagli USA in seguito all’operazione
Deep Freeze I in occasione dell’Anno geofisico internazionale,
cominciò a operare il 9 gennaio 1957. Nel corso degli anni
l’installazione ha registrato diversi ampliamenti e
modernizzazioni strutturali culminati a partire dal 1999 con una
riedificazione della base in edifici rialzati rispetto alla
superficie glaciale.
Lo scorso gennaio infatti è stata ufficialmente inaugurata la
nuova e supermoderna stazione Admunsen-Scott al Polo Sud
geografico. La
nuova base, costata 152
milioni di dollari ed allestita negli ultimi anni, ha richiesto
un impiego massiccio di velivoli da trasporto
Hercules LC-130 (più di
900 voli) decollati da McMurdo e atterrati a South Pole col
materiale necessario al montaggio. La stazione Amundsen-Scott è
la più moderna base scientifica dell’Antartide; è finanziata e
gestita dalla
National Science Foundation NSF.
A partire dal novembre 2006 ha avuto inizio la costruzione del
South Pole Telescope i cui
pezzi ed apparati sono stati assemblati negli Stati Uniti e con
un lungo ponte aereo (impiegando sempre velivoli da trasporto
C-130) dislocati presso la stazione di ricerca della
National Science Foundation
dove è stato ufficialmente avviato nel febbraio 2007.
Molto
più sofisticato e longevo dell’IRAS o del Telescopio Spaziale
Hubble messi insieme il South Pole Telescope, che ha un diametro
di 10m, è frutto della collaborazione dell’Università di
Chicago, di quella di Berkley, della Case Western Reserve
University, dell’Università dell’Illinois, dello Smithsonian
Astrophysical Observatory, e dal principale finanziatore del
progetto ovvero la National Science Foundation Office of Polar
Programs - NSF OPP, dall’U.S Antarctic Program, dalla General
Dynamics/VertexRSI e dalla Raytheon Polar Services Company che è
parte del gigante Raytheon Company, un importante partner della
difesa americana oltre che la più grande industria di apparati
elettronici per la difesa nel mondo.
Tra l’altro la Raytheon insieme alla British Aerospace Systems
nella prima metà degli anni ’90 si è occupata della costruzione
e sviluppo del sistema di antenne
HAARP di Gakona, in Alaska
e sarebbe coinvolta in altre ricerche militari sul controllo
climatico. La compagnia americana ha assorbito E-Systems una
delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi
segreti di molte potenze mondiali e si da il caso che nel
febbraio 2000 in seguito ad uno studio-ricerca dell’Unione
europea commissionato a Duncan Campbell (un esperto del Comitato
scientifico del parlamento europeo) è emerso che la Raytheon
provvede alla manutenzione e aggiornamento del sistema di
spionaggio
Echelon.
La Raytheon insieme a Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e TRW
formano i “Grandi Quattro” del complesso militare-industriale
che si spartiscono una fetta gigantesca delle spese del
Pentagono per
l’acquisizione dei materiali, la ricerca e la tecnologia.
Infine, come già esaminato in precedenza, la Raytheon insieme
alla Kodak ed alla Lockheed Martin hanno progettato non il
satellite Ikonos ma hanno partecipato al programma dei satelliti
segreti
Keyholes. E guarda caso
tutte insieme fanno parte del consorzio che gestisce il
programma – Space Imaging Inc in Colorado dove ha lavorato anche
Maynard.
Avviato nel febbraio 2007 il South Pole Telescope è stato
progettato per operare su una lunghezza d’onda millimetrica e
submillimetrica, in campi dello spettro elettromagnetico tra
l’infrarosso e le microonde grazie ai sistemi FIRST (Far-infrared
Submillimetre Telescope) e SIRTF (Space Infrared Telescope
Facility) di cui il telescopio è dotato. Generalmente si è
propensi a ritenere l’Antartide un luogo inadatto a studi e
ricerche di tipo astronomico invece per gli esperti è un luogo
ideale per osservare per osservare il cosmo nel millimetrico,
submillimetrico e nel medio infrarosso con condizioni ambientali
che in nessun altro luogo sulla
Terra è possibile trovare.
Del resto non solo gli americani sono presenti nell’area da anni
con missioni astronomiche oltre che scientifiche in altri
settori anche diversi paese europei tra cui l’Italia partecipano
a programmi astronomici come quello statunitense. Nel 1959 venne
stabilito il cosiddetto Trattato Antartico (entrato in vigore
nel 1961) stipulato tra 12 paesi che aderirono fin dall’inizio e
che sospendeva qualsiasi rivendicazione territoriale,
sfruttamento di risorse esistenti e favorendo un uso pacifico
del continente.
Nel 1981 l’Italia ha sottoscritto questo trattato e dopo quattro
anni ha istituito il
PNRA Programma Nazionale
di Ricerche in Antartide, mentre nel 1991 è stata approvata una
legge che organizza le attività di ricerca del nostro paese in
Antartide su base quinquennale. In seguito è stata realizzata
una base permanente a
Baia Terra Nova con
annesso osservatorio astrofisico per ricerche nel
submillimetrico e di cosmologia,
OASI, lungo la costa del
Mare di Ross.
La costruzione della base, l’implementazione di vari campi
remoti e l’avvio delle operazioni, hanno permesso all’Italia di
essere ammessa al Trattato Antartico. Nel 1993 il PNRA in
collaborazione con la Francia ha costruito una seconda base
denominata Dome C in un punto sopra l’esteso altopiano di
ghiaccio che ricopre l’interno dell’Antartide (plateau
Antartico).
L’Altopiano Antartico è in linea di principio il
luogo migliore per osservare e studiare dalla
terra il cosmo nelle
lunghezze d’onda dell’infrarosso in quanto i telescopi spaziali
infrarossi (che sono superiori grazie alle osservazioni al di
fuori dell’atmosfera) risultano in primis costosi.
Inoltre il liquido criogenico in cui è racchiusa la loro
strumentazione di piano focale e che mantiene il rivelatore a
pochi gradi sopra lo zero assoluto una volta esaurito non può
essere sostituito. Un esempi lampante sono stati l’IRAS e l’ISO
che durarono rispettivamente meno di un anno il primo e meno di
due e mezzo il secondo. Pertanto era fondamentale disporre di un
area dove installare telescopi per l’infrarosso medio, con
possibilità di essere impiegati per molto tempo e che possano
approfittare di alcune finestre infrarosse di trasparenza e di
stabilità dell’atmosfera (5), come sembrano permettere le
condizioni sull’Altopiano Antartico.
Su quest’ultimo nel 1993 è stata costruita a ben 3200 metri
sopra il livello del mare la base Italo-Francese
Dome C (o Dome Concordia)
(6) nell’ambito del progetto Concordia con la partecipazione del
PNRA italiano e dell’istituto polare francese (IPEV). La base si
trova a circa 1200 chilometri dalla base costiera italiana di
Baia
Terra Nova e a circa 1800
chilometri dal polo sud geografico dove si trova la base
americana Amundsen-Scott detta anche South Pole. A Dome C si
trova il Telescopio Infrarosso Antartico Italiano
IRAIT (Italian Robotic
Antarctic Infrared Telescope) frutto della collaborazione del
Dipartimento di Fisica dell’Università di Perugia e della Spagna
con l’Università di Granada e l’Istituto di studi avanzati di
Barcellona.
L’IRAIT è un telescopio infrarosso da 80 cm di diametro,
progettato e ottimizzato per osservazioni nel medio infrarosso,
finanziato dal PNRA a partire dal 1996 e installato presso la
base Dome-C dove è divenuto operativo nel 2007. La peculiarità
tecnologica dell’IRAIT consiste nell’aver realizzato un
criostato completamente robotizzato, in grado di lavorare alle
estreme condizioni di Dome C (3200 m, pressione 600 mBar,
temperature tra -90 e -30 C). I rivelatori lavorano a
temperature di 5 e 30 K (rispettivamente per il medio e il
vicino Infrarosso).
Lo strumento principale del telescopio è AMICA (Antarctic
Multiband Infrared CAmera) una camera con due canali attrezzati
per osservazioni nel vicino (1-5 micron) e medio (7-25 micron)
Infrarosso. Il sistema IRAIT-AMICA ha come obbiettivo principale
lo studio del sito antartico per le osservazioni Infrarosse, la
ricerca di stelle fredde (Nane Brume e L-type) e alcune sorgenti
extragalattiche come le luminous IR galaxies a gli AGN (Active
Galactic Nuclei - Nuclei Galattici Attivi)(7). Il progetto della
camera AMICA è stato ideato presso l’Osservatorio Astronomico di
Teramo e nel dicembre 2004 si è concretizzato tramite la
collaborazione dell’Osservatorio di Torino, dell’Osservatorio di
Padova e dell’Osservatorio di Milano.
Gli antichi Sumeri ci hanno indicato dove osservare…

http://www.segnidalcielo.it/PlanetXConference.html
fonte:
Altrogiornale.org
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