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MILANO
- «La minaccia è grave, urgente e crescente: se non agiremo
rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe
irreversibile». Il presidente americano Barack Obama lancia
l'allarme sul futuro del pianeta da New York, dove è in corso il
summit dell'Onu sul clima: «Il tempo rimasto per correre ai
ripari sta per scadere. La sicurezza e la stabilità di tutte le
nazioni e di tutti i popoli sono a rischio». Obama non nasconde
che un nuovo accordo sul clima, anche se possibile, «non sarà
facile». «Non ci facciamo illusioni, la parte più dura del
lavoro resta ancora da fare in vista di Copenaghen - ha detto il
presidente americano -. Anche gli Stati Uniti hanno fatto poco,
ma questo è un nuovo giorno, questa è una nuova era e posso dire
con orgoglio che gli Stati Uniti hanno fatto di più per
l’energia pulita e per ridurre le emissioni inquinanti in
atmosfera negli ultimi otto mesi che in qualsiasi altro periodo
della storia». Quindi ha invitato anche i Paesi emergenti coma
la Cina e l'India «a fare la loro parte, adottando misure
vigorose».
HU: «RIDUZIONE CO2»
- E proprio la Cina, come atteso, ha
lanciato un segnale positivo. Il presidente Hu Jintao ha detto
che il Paese intende ridurre le emissioni di anidride carbonica
per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un «margine
notevole» entro il 2020. Davanti a una platea di oltre cento
leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando
avanti enormi sforzi e che continuerà ad agire «con
determinazione»: ha parlato di un importante aumento della
superficie boschiva, di tecnologie eco-sostenibili e di un
aumento del 15% della quota di energia non fossile nel totale
del consumo grazie a uno «sviluppo vigoroso» delle energie
rinnovabili e nucleare. Ad oggi la Cina è considerata il Paese
maggiormente responsabile dell'inquinamento globale
dell'atmosfera assieme agli Usa: ai due Paesi è riconducibile il
40% delle emissioni di Co2. Il primo ministro giapponese Yukio
Hatoyama, dicendosi in totale accordo con il «Green New Deal» di
Obama, ha ricordato che il suo Paese intende ridurre del 25% le
emissioni di gas serra entro il 2020.
BAN KI-MOON
- L'incontro al Palazzo di Vetro è stato
aperto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon,
che ha rimproverato la comunità internazionale per la «lentezza
glaciale» dei negoziati verso un nuovo trattato che sostituisca
il protocollo di Kyoto nel 2013. «Abbiamo meno di dieci anni per
evitare gli scenari peggiori - ha detto Ban di ritorno da una
missione al Polo Nord -. Sull'Artico i ghiacci potrebbero
sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai
popoli di ogni continente». Il cambiamento climatico colpisce
soprattutto i Paesi meno sviluppati e in particolare l'Africa,
dove «il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di
sviluppo, destabilizzando Stati e rovesciando governi». Ban ha
lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli «a
fare il primo passo», perché così «altri adotteranno misure
audaci». Il nuovo trattato deve includere «obiettivi per la
riduzione di emissioni entro il 2020 e supporto finanziario e
tecnologico» ai Paesi in via di sviluppo. Un fallimento alla
conferenza sul clima di Copenaghen di dicembre, ha concluso,
sarebbe «moralmente ingiustificabile, economicamente miope e
politicamente avventato».
PAM: «FAME IN
AUMENTO» - Anche il Programma
alimentare mondiale dell'Onu si è unito all'appello del
segretario generale. «Il cambiamento climatico riguarda tutti
noi. Ogni giorno al Pam osserviamo gli effetti dei danni che la
fame, causata dagli eventi atmosferici, infligge alle persone
che ricevono il nostro aiuto. Ogni giorno assistiamo persone
colpite da siccità e inondazioni - dichiara il direttore
esecutivo Josette Sheeran -. Sulla scia della crisi finanziaria
e di quella alimentare, la fame causata dagli eventi atmosferici
sta ora colpendo senza tregua le comunità povere e affamate.
L'Obiettivo di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite per
sconfiggere la fame è quello a maggior rischio. Esso sta
perdendo terreno, con 150 milioni di nuovi affamati negli ultimi
due anni».
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